Arte,
creare o riprodurre la realtà?
Dipingere
è un atto che conduce un pittore a creare un oggetto che prima non
esisteva, se non nella mente e nell’intuizione di chi lo ha
prodotto.
Così
avviene anche per tutte le altre arti, l’artefice crea ex nihilo
un oggetto scaturito dall’energia dell’intelletto e della
sensibilità.
Concentrandoci
sulla pittura, cerchiamo di visualizzare nella mente lo spazio entro
cui compare la forma o l’immagine dell’opera, esso è costituito
da una forma geometrica(rettangolo,quadrato, cerchio), che racchiude
in un limitato campo visivo un ristretto pezzetto di realtà.
L’artista,
quindi, imprigiona sul supporto geometrico la propria e legittima
visione del mondo, focalizzando l’attenzione su una porzione o su
un fatto circoscritto di ciò che lo circonda.
In
questo caso, riportando solo l’esperienza concreta e fedele delle
cose non crea uno spazio nuovo ma lo riproduce, come una copia fedele
di ciò che l’occhio coglie.
Ci
sono casi (arte contemporanea) in cui, invece, l’artista crea un
pezzetto di spazio tutto suo, in cui racchiudere una realtà
parallela e più affascinante di quella concreta perché al di là
della conoscenza razionale.
In
questo caso, il campo geometrico tangibile racchiude non la
percezione del visibile, ma la conoscenza della propria anima che,
miscelandosi alla sensibilità, sa creare un piccolo universo di
emozioni imponderabili, ma assolutamente autentiche.
Chiara Taormina

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