La
percezione del colore: una facoltà dell’anima
L’occhio
umano riconosce i colori e le sfumature, in una gamma vastissima di
tonalità. Ma c’è anche una relazione differente di avvicinamento
e dialogo diretto che l’uomo attua nei confronti del colore, ossia
la relazione percettiva che va oltre la capacità di cogliere solo
con lo sguardo e la visione le differenti tinte.
Questa
è una facoltà, secondo la filosofia mistica indiana, dell’anima
che di sicuro non si ferma al sostrato dell’apparenza,ma scava
nella profondità simbolica delle cose che ci circondano.
La
simbologia dei colori ha radici molto antiche. I colori primordiali,
legati allo svolgimento naturale del giorno e della notte, erano il
giallo e il blu scuro. Il giallo era il colore legato alle attività
umane, svolte durante il giorno, mentre il blu era il colore
dell’immobilità durante il riposo notturno. In entrambi i casi si
possono definire colori eteronomi perché dispongono della volontà
umana.
I
primitivi, invece, attribuivano alle due attività di difesa e
attacco rispettivamente il colore verde e rosso. Poiché questi due
colori sono legati alla volontà del primitivo di svolgere tali
azioni, si possono definire autonomi.
I
colori hanno avuto in tutte le culture dei significati che
appartenevano al mondo trascendentale e che spesso si sono tramandati
non perdendo mai la loro valenza mistico-religiosa.
Nell’arte
antica e moderna il colore si abbinava fedelmente alle cose che gli
artisti rappresentavano (per esempio l’incarnato della pelle veniva
espresso dal colore rosa pallido, fedele alla visione reale della
pelle umana), ma come in tutte le evoluzioni, col passaggio dall’arte
moderna a quella contemporanea il colore subisce quasi
un’involuzione, tornando al contatto percettivo col pubblico che lo
vede solo come la presentazione del colore stesso. Pur senza
rappresentare una forma concreta, il colore proprio per
l’autopresentazione che fa di se stesso, torna a incarnare il
significato simbolico che attraverso la cultura ogni individuo gli
attribuisce, in un continuum spazio temporale che riabilita
l’antichità nelle concezioni basilari, legando i colori
all’essenza naturale e alla capacità dell’anima di saper leggere
le cose per quello che sono e non per ciò che rappresentano.


