Il
valore della fantasia
Un
bambino vive avvolto nella fantasia, immagina che il nostro mondo
malato e corrotto, sia in realtà un castello inespugnabile, dove
tutto il male resta al di fuori delle mura difese dal baluardo
invalicabile dell’immaginazione.
Un
bambino è sedato dall’attività fervida delle mente che lo rende
ingenuamente incorruttibile dalla sfiducia verso la vita.
Essere
piccoli ha il fascino dell’inconsapevolezza, dell’età aurea in
cui tutto è fugace sogno e angeliche illusioni cingono l’infante
nella morsa del distacco dalla realtà.
Il
pianto di un bambino non è il tormento del fallimento, ma è solo il
richiamo rivolto alla condizione dell’adulto che non sa più gioire
dei giochi, delle scoperte, della vita semplice e non avvolta
dall’opaco velo del mistero.
L’infanzia
è una chiara e nitida manifestazione di amore per la vita, per tutto
quello che il cervello è in grado di creare al di sopra della
sofferenza, al di sopra delle limitazioni imposte dalle regole
sociali e relazionali.
Noi
adulti dovremmo rieducarci all’evasione per poter afferrare gli
aspetti sfuggenti e transitori delle cose, per poter rovistare negli
spazi nascosti della mente e riappropriarci della parte più feconda
del tempo: l’infanzia.
Mantenere
a vita, anche da grandi, un grado dignitoso di immaturità potrebbe
condurci verso l’azione liberatoria dei sogni fanciulleschi, anche
perché i bambini hanno l’intuito e la forza della verità che
spesso li conduce alla realizzazione totale delle loro aspettative
(Es. l’archeologo Schliemann che a soli sette anni sognò che
avrebbe ritrovato Troia e così fu).
Allora
torniamo ogni tanto bambini e aiutiamo la fantasia a liberarci dalla
schiavitù della realtà relativa dei tempi contemporanei.
La
realtà è come noi la vediamo!
Chiara Taormina
